Perché fare il bene ci fa bene: la psicologia del dono e la forza della relazione
- volantemarco
- 21 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 23 apr

I Sabato scorso ho vissuto un'esperienza che ha scosso profondamente la mia percezione del quotidiano. Partecipando a un incontro dedicato alla condivisione di attività di supporto per le persone con spettro autistico e le loro famiglie, sono stato testimone di una dedizione che trascende il semplice "fare". Osservare la professionalità e la passione di chi opera in questi contesti ha generato in me un senso di benessere inaspettato, una commozione che mi ha portato a una conclusione precisa: il bene è contagioso.
Ma cosa rende il "fare del bene" così profondamente rigenerante non solo per chi riceve, ma anche per chi dona e per chi osserva? La risposta risiede nell'intersezione tra la psicologia del legame e la filosofia della presenza.
La Psicologia del Dono
Nel loro fondamentale saggio Il dono nel tempo della crisi. Per una psicologia del riconoscimento, Molinari e Cavaleri chiariscono che il dono non è mai un atto puramente materiale, né una perdita. Al contrario, esso è il mattone fondamentale dell'identità umana.
Nella nostra società, spesso orientata al profitto e all'individualismo, tendiamo a dimenticare che il vero benessere non deriva dall'accumulo, ma dalla qualità dei nostri legami. Il dono — inteso come tempo, competenza e cura — rompe la barriera del narcisismo e ci restituisce una versione più autentica di noi stessi. Quando doniamo, non stiamo solo aiutando l'altro: stiamo nutrendo il nostro bisogno primario di appartenenza. Questo è il cuore del "contagio": vedere il dono in azione ci ricorda che siamo parte di una trama umana comune, alleviando quel senso di isolamento che spesso mina la nostra salute psichica.
Dall'Esserci all'«Esserci-con»
Per approfondire questa sensazione di benessere, dobbiamo guardare oltre la superficie e interrogare la nostra struttura ontologica. Se Martin Heidegger descriveva l'Esserci (Da sein) come la condizione dell'uomo "gettato" nel mondo, è attraverso la lettura di Giovanni Salonia che questa visione si completa.
Salonia, integrando la prospettiva gestaltica, ci insegna che non esiste un "Io" isolato. L'Esserci è, costitutivamente, un Esserci-con (Mit da sein). Non siamo isole che scelgono di connettersi, ma esseri che esistono solo nella relazione.
Il benessere che ho percepito sabato nasce proprio dalla manifestazione plastica dell'Esserci-con. Nel supporto a chi vive lo spettro autistico, la cura non è una tecnica applicata a un oggetto, ma una co-presenza autentica. Lo "stare bene" coincide allora con la capacità di abitare lo spazio comune, di stare nel confine di contatto con l'altro rispettandone l'alterità. Quando questa connessione avviene, l'Esserci ritrova la sua dimensione naturale e il benessere fiorisce come esito spontaneo di una relazione riuscita.
Il valore della competenza donata
Un elemento essenziale per la circolarità del bene è l'integrazione tra professionalità e gratuità. Il volontariato non deve essere inteso come un gesto amatoriale, ma come una professionalità che sceglie il dono come modalità d'espressione.
Mettere le proprie competenze tecniche e il proprio rigore al servizio della fragilità, senza la mediazione del profitto, trasforma il lavoro in "vocazione". In questa dimensione, il benessere raggiunge il suo apice:
• Per il professionista-volontario, che trova nella gratuità la piena realizzazione del proprio talento.
• Per il beneficiario, che si sente destinatario di una cura di alto profilo, segno di un riconoscimento profondo della sua dignità.
• Per la comunità, che vede nella sintesi tra competenza e passione un modello di convivenza civile e solidale.
Conclusione
In definitiva, l'esperienza vissuta ci insegna che il benessere non è un obiettivo privato, ma un clima relazionale. Il bene è contagioso perché risuona con la nostra architettura interna di esseri nati per l'incontro.
Attraverso la psicologia del dono e la pratica dell'Esserci-con, scopriamo che occuparsi dell'altro non è un onere, ma la via privilegiata per tornare a "casa", verso un'umanità che trova nel dono della propria eccellenza la sua forma più alta di salute e di gioia.
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Spunti Bibliografici
Molinari, E., Cavaleri, P. A. (2015). Il dono nel tempo della crisi. Per una psicologia del riconoscimento. Raffaello Cortina Editore.
Salonia, G., Conte, V., Argentino, P. (2013). Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica. Trapani: Il Pozzo di Giacobbe




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