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Oltre la pietra: L’antropologia del passaggio tra conflitto e vita. La Pasqua via alla pace.

La Pasqua torna ciclicamente a proporci un tema che, spogliato del dogma confessionale, appartiene al midollo della nostra esperienza umana: il passaggio. In un'ottica antropologica, la "Pesach" non è solo un evento storico e spirituale, ma un potente archetipo del movimento psichico; è il passaggio dalla schiavitù della ripetizione alla libertà della forma nuova. Quest'anno, vorrei riflettere con voi su come questo "andare oltre la pietra" non sia un atto solitario, ma un evento che accade necessariamente in uno spazio condiviso: il "Tra" della relazione.


È proprio nella prospettiva della Psicoterapia Gestalt a orientamento fenomenologico-relazionale che comprendiamo come l'essere umano non "sia" in astratto, ma "accada" nell'incontro. La rinascita, dunque, non è un miracolo che cade dall'alto su un individuo isolato, ma un processo di adattamento creativo che coinvolge il campo relazionale. I racconti antichi del sepolcro vuoto e degli incontri sulla strada ci parlano, in chiave laica, del "vuoto fertile": quel momento di smarrimento e crisi in cui le vecchie certezze relazionali sono crollate e il nuovo non è ancora visibile. Rinascere significa abitare questo vuoto senza la pretesa di riempirlo subito con le vecchie abitudini, avendo invece il coraggio di protendersi verso il mondo con una vulnerabilità che si fa forza. Non rinasciamo mai da soli; rinasciamo sempre nel momento in cui lo sguardo di un altro ci riconosce e ci restituisce una nuova immagine di noi stessi, permettendo alla forma del nostro stare insieme di trasformarsi.


Questa trasformazione della forma relazionale ci conduce direttamente al cuore della Pace. Siamo abituati a pensarla come a un’assenza di conflitto, ma in realtà la Pace è una presenza vibrante che coincide con la salute del nostro confine di contatto. Il benessere psicologico della Pace risiede proprio nella fluidità relazionale, in quella capacità di stare con l'altro senza difese rigide, ma senza neppure perdere i propri contorni. È una danza dinamica, un Kairos relazionale in cui "io" e "tu" possono incontrarsi autenticamente senza ferirsi, né fondersi. Questa condizione genera un enorme risparmio di energia per l'anima: quando siamo in Pace con l'alterità, smettiamo di sprecare risorse nel mantenere attive proiezioni e trincee difensive, liberando vitalità per la curiosità, l'empatia e la cura. L'economia della gioia fiorisce dove la relazione è fluida e non ha bisogno di difendersi.


Se la Pace genera tale benessere, dobbiamo chiederci: perché l'umanità — e spesso noi stessi nelle relazioni quotidiane — sembri scivolare costantemente verso il conflitto? Esiste una paradossale utilità della guerra che dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia: essa funge spesso da resistenza estrema al dolore della trasformazione relazionale. Quando la complessità e la vulnerabilità dell'incontro ci spaventano, la guerra diventa una scorciatoia che semplifica il campo, creando un confine netto e violento che ci risparmia la fatica del dialogo e definisce la nostra identità per contrasto. Definire un nemico ci dà l'illusione di una coesione interna immediata, ma è una trappola che interrompe il contatto e tenta di eliminare l'alterità per non dover mettere in discussione noi stessi. Ogni guerra, in fondo, è un modo violento per evitare di nascere davvero alla relazione.


La Pasqua via alla Pace

Il mio augurio per questa Pasqua è che possiate vivere il vostro personale Kairos: il momento opportuno in cui la crisi smette di essere un muro e diventa una soglia verso l'altro. Vi auguro di avere la forza di rotolare via la pietra dei pregiudizi e delle vecchie forme relazionali che non vi permettono più di respirare. Che sia una Pasqua di incontri autentici, di confini porosi e di quella Pace che non è mai silenzio, ma è il suono armonioso di due diversità che si riconoscono e, finalmente, si incontrano.



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Bibliografia Utile

Roberto Pasolini, Non siamo stati noi. Fuori dal senso di colpa. Edizioni San Paolo.

L'autore decostruisce il senso di colpa non come valore morale, ma come fardello che impedisce la vera responsabilità e la gioia.


Eugenio Borgna, L'attesa e la speranza, Feltrinelli.

Una riflessione fenomenologica sulla capacità umana di sostare nell'incertezza (il vuoto fertile) aspettando che una nuova forma di vita emerga dal dolore.


Pietro A. Cavaleri, La profondità della superficie. Percorsi di psicoterapia della Gestalt.Franco Angeli.

Un testo che esplora come il benessere nasca dalla qualità del contatto sul confine tra l'io e il mondo.

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