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L'unica cosa da riparare è l'intolleranza

Persona e bandiera arcobaleno
Persona e bandiera arcobaleno

Il 17 maggio non è una semplice ricorrenza sul calendario dei diritti civili. È una data che traccia una linea di confine profonda nella storia della salute mentale. Il 17 maggio del 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) cancellava definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Prima di quel giorno, per la medicina ufficiale, milioni di persone erano considerate "malate" semplicemente per l'orientamento affettivo e sessuale. Celebrare oggi la Giornata internazionale contro l’omotransfobia significa fare memoria di questo fondamentale cammino di liberazione scientifica, ma anche riflettere su quanto ancora resti da fare per sradicare i pregiudizi culturali e clinici che purtroppo resistono.


Oltre il binario della normalità: un'antropologia della pluralità

Parliamo spesso di "normalità", ma se osserviamo l’umanità con uno sguardo clinico e antropologico ci accorgiamo che l’essere umano non può essere pensato al singolare. Le differenze non sono anomalie biologiche o errori di sistema; sono scritte nella natura stessa dell’umanità.

I criteri psicopatologici condivisi dalla comunità scientifica internazionale testimoniano ormai da decenni che l'omosessualità è una variante del tutto naturale e sana dell'esperienza umana. L’orientamento sessuale non è il frutto di una scelta deliberata, di un capriccio o di una moda, ma un dato profondo che accade e si rivela nell'intimo della persona, prendendo forma nella sua dimensione relazionale.

La vita stessa, in tutte le sue sfaccettature sociali, etiche e spirituali, fiorisce solo nell'accoglienza e nel rispetto della diversità. Una convivenza sociale sana si fonda proprio sul riconoscimento di questa pluralità. Quando una società pretende di ridurre la meravigliosa complessità umana a un "modello unico" artificiale, compie un atto innaturale che schiaccia l'identità e l'autenticità dell'individuo.


L'inganno e la violenza delle "terapie riparative"

L'idea che esista una sola forma legittima di essere umani è la radice da cui si alimenta ogni discriminazione. Quando la differenza viene etichettata come un "disordine" da correggere, si legittima la violenza. Una violenza che si esprime attraverso le aggressioni verbali e fisiche, che si respira nello stigma sociale, ma che a volte si nasconde sotto una veste ancora più subdola: quella di un finto intervento clinico.

È il caso delle cosiddette "terapie riparative" o sforzi di conversione (SOCE). Utilizzare l'espressione "curare l'omosessualità" è un paradosso logico prima ancora che scientifico, perché presuppone l'esistenza di una malattia che in realtà non c'è. Sul piano professionale ed etico, la posizione della psicologia è netta: ogni manipolazione o suggestione, più o meno esplicita, che tenti di imporre a un paziente le scelte o i valori del terapeuta non è cura. È, al contrario, una palese scorrettezza etica e una dimostrazione di totale incompetenza professionale. I processi profondi legati all'identità possono derivare solo da un autentico e intimo ascolto di sé, mai da condizionamenti o forzature esterne.

La letteratura scientifica internazionale nega qualunque validità metodologica a questi tentativi di conversione, evidenziando come essi non producano alcun cambiamento nell'orientamento sessuale, ma alimentino unicamente l'omofobia interiorizzata (Przeworski, Peterson, & Piedra, 2021). L’American Psychological Association (APA, 2009; 2021) ha ribadito a più riprese che tali sforzi sono del tutto inefficaci e comportano rischi severi di danni iatrogeni. I dati epidemiologici descrivono una realtà drammatica: l'esposizione a queste pratiche raddoppia il rischio di tentativi di suicidio tra le persone LGBTQIA+ (Blosnich et al., 2020), con un impatto devastante in termini di depressione maggiore, ansia generalizzata e isolamento sociale cronico (Salway, Ferlatte, Gesink, & Lachowsky, 2020). Non vi è nulla di terapeutico, né di umano, nell'idea che una persona sia "fatta male" o debba essere "aggiustata" a causa di chi ama.


Il bando europeo: una scelta di ecologia sociale

Proprio a causa della comprovata dannosità di queste pratiche – che gli esperti medico-legali internazionali equiparano ormai a forme di tortura o trattamenti inumani e degradanti (Independent Forensic Expert Group, 2020) – le istituzioni comunitarie si stanno muovendo con fermezza. Il Parlamento Europeo e il Consiglio d'Europa stanno spingendo per un bando totale, uniforme e vincolante delle terapie di conversione in tutti gli Stati membri dell'Unione Europea.

Questo intervento legislativo non è solo una tutela giuridica per le minoranze, ma una misura indispensabile per il benessere sociale collettivo. Una società che tollera la manipolazione della personalità sul proprio territorio è una società insicura, fondata sul controllo. Proibire per legge queste pratiche significa riaffermare che la dignità e l'integrità psicofisica di ogni persona sono beni inviolabili. Proteggere le differenze significa sanare il tessuto comunitario, abbattere i muri dell'isolamento e permettere a ciascuno di camminare a testa alta.

 

Oltre la riparazione: una riflessione tra essere umano e professionista

In questa giornata di riflessione, sento il bisogno di fermarmi e parlare non solo attraverso le lenti della clinica, ma prima di tutto come essere umano che si mette in ascolto di altri esseri umani.

Come professionista della cura, sperimento ogni giorno nel mio lavoro come l'unica strada davvero generativa sia quella dell'approccio affermativo: un cammino che non si pone l'obiettivo di "aggiustare" o correggere l'identità dell'altro, ma che sceglie di mettersi al suo fianco per accompagnarlo a scoprirsi, ad accettarsi e, finalmente, a celebrarsi. La terapia non è mai manipolazione o direzione, ma uno spazio sacro di incontro e di rispetto per la traiettoria unica di ogni esistenza.

Come uomo, prima ancora che come terapeuta, sono convinto che l'illusione di un modello unico di umanità sia una gabbia che impoverisce tutti noi, privandoci della bellezza del confronto con l'alterità. La sofferenza profonda che incontro non nasce mai dalla diversità in sé, ma dal dolore di non sentirsi riconosciuti, accolti e protetti. Per questo credo fermamente che l'unica vera cosa da "riparare", l'unica reale stortura relazionale e sociale da curare con urgenza, sia l'intolleranza.

Il 17 maggio ci ricorda che la normalità è solo un'illusione statistica. Nella realtà della vita quotidiana e degli affetti esiste solo l'essere umano, colto nella sua immensa, fragile e meravigliosa pluralità. L’unica cosa da riparare è l’intolleranza. Ed è solo partendo dal riconoscimento di questa pluralità che le nostre parole e le nostre relazioni possono ritornare, davvero, a curare.


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Letture di approfondimento


American Psychological Association (APA) (2009). Report of the American Psychological Association Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Washington, DC.

Blosnich, J. R., et al. (2020). Sexual Orientation Change Efforts, Adverse Childhood Experiences, and Suicidality Among Sexual Minority Adults. American Journal of Public Health, 110(7), 1021-1027.

Alempijevic D, Beriashvili R, Beynon J, et al. Statement of the Independent Forensic Expert Group on Conversion Therapy. Torture. 2020;30(1):66-78. doi:10.7146/torture.v30i1.119654

Przeworski, A., Peterson, E., & Piedra, A. (2021). A systematic review of the efficacy, harmful effects, and ethical issues related to sexual orientation change efforts. Clinical Psychology: Science and Practice, 28(1), 81–100.




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